Monti Aurunci, ad Est del Passo di San Nicola

1 11 2011

Parto da Ceprano nella prima mattinata per  visitare la parte dei Monti Aurunci che ancora manca all’ appello. Si tratta del Monte Redentore (1252 m slm) e delle sue immediate vicinanze. Nel mio post precedente “Esplorazioni in Ciociaria” mi ero dedicato al Monte Faggeto (1256 m slm) e alla zona di Campodimele, immediatamente a ridosso del Passo di San Nicola. Questa volta mi spingerò più ad Est e più vicino alla costa.

La “Ceprano-Itri” è una strada che conosco bene: stretta, panoramica e con asfalto in buone condizioni generali sa farti divertire anche con una monocilindrica con pochi cavalli. La prima sosta è al Santuario “Madonna Civita” da dove si può vedere piuttosto bene il Porto di Gaeta.

Proseguendo, Itri mi accoglie sempre allo stesso modo: col suo castello ben visibile per chi arriva da Roma percorrendo la Via Appia o per chi scende da Nord, come nel mio caso.

Faccio una deviazione dal percorso per vedere cosa resta della ferrovia “Gaeta – Formia – Scauri – Sessa Superiore – Sparanise”. Il ponte ferroviario è in ottime condizioni e passa proprio sopra la Via Appia. trovo uno sterrato che mi permette di guardarla più da vicino.

Faccio un paio di foto sperando che l’ espresso fantasma non passi proprio ora.

Il tutto sembra essere in ottimo stato di conservazione, non vi è recinzione nè alcun segnale di divieto. Decido comunque di non percorrerla in moto per non allarmare inutilmente eventuali curiosi.

Verso Scauri, prima di salire in quota, decido di fare una visita all’ antico porto romano di Gianola, situato lungo la c.d. “Riviera di Ulisse”.

Il Monte Redentore mi aspetta.

La prima parte della salita è asfaltata, dopo un po il bitume lascia spazio ad uno sterrato in perfette condizioni. Paesaggi neanche a dirlo stupendi.

I colori autunnali risaltano all’ occhio.

Mano a mano che mi avvicino alla cima la strada diventa un sentiero, sempre più stretto e ripido. in alcuni punti non c’è posto per girare la moto.

Percorro l’ ultimo tratto a piedi.

Da lì mi dirigo presso l’ eremo di San Michele. Costruito nella roccia poche centinaia di metri più in basso. Mi avvicino a piedi per non disturbare le signore vacche.

Ritorno a valle, per non tornare indietro facendo lo stesso giro cerco un passaggio che mi faccia scendere dall altra parte, in direzione di cassino. Trovo uno sterro che mi porta rapidamente in quota collinare nella direzione voluta. L’ anello quindi c’è, ma è troppo ripido. la scarpata che dovrei superare da solo presente troppi rischi.

Chiuderò il giro, ma in compagnia. Per oggi me ne torno a Formia e da lì a Ceprano.


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